Toscana: Stati Generali Cultura, un osservatorio e un tavolo per tutelare i lavoratori dello spettacolo

Toscana: Stati Generali Cultura, un osservatorio e un tavolo per tutelare i lavoratori dello spettacolo.

I lavoratori del mondo dello spettacolo sono stati al centro di una giornata di approfondimento e dibattito organizzata alla commissione Istruzione e cultura in collaborazione con i sindacati di categoria nell’ambito degli Stati Generali della Cultura.

‘Lavorare nello spettacolo: quali tutele?’ è il tema che animato la discussione e gli interventi dei relatori.

Ai partecipanti è arrivato il saluto del presidente del Consiglio regionale che ha parlato di professionisti indispensabili ai quali le istituzioni devono dare risposte concrete.

A sintetizzare la mattinata di lavoro, la presidente della commissione Istruzione e cultura che ha proposto un approfondimento da affidare ad Irpet, l’Istituto regionale di programmazione economica della Toscana, per una fotografia del settore dei lavoratori del mondo dello spettacolo.

Due le proposte emerse da questo primo incontro con sindacati di categoria e Istituto Nazionale di Previdenza Sociale. L’attivazione di un osservatorio regionale, che si occupi anche delle questioni di genere e del corretto comportamento in ambito lavorativo, e l’apertura di un tavolo permanente, anche con gli assessorati regionali coinvolti, per un confronto più politico che possa portare a interventi normativi e atti di indirizzo per migliorare la condizione dei lavoratori di questo settore. Con l’obiettivo di garantire maggiori tutele e più risorse.

Anche perché, ha sottolineato la presidente della Quinta commissione, la cultura è un investimento e non un costo e serve un cambiamento di mentalità.

Tanti gli spunti offerti dagli interventi dei sindacati di categoria Luisa Baldinetti rappresentante nazionale del Sindacato lavoratori della comunicazione della CIGL ha parlato di lavoro “discontinuo e facilmente ricattabile e di diverse qualifiche che hanno un difficile inquadramento” e ha proposto l’apertura di uno sportello unificato dello spettacolo gestito dall’Inps, sul modello francese, con tutti i servizi gestiti insieme.

“Il nostro obiettivo – ha aggiunto Maria Cristina Arba dell’SLC CIGL area vasta Firenze, Prato e Pistoia – è quello di capire come poter aiutare lavoratrici e lavoratori molto particolari rispetto al resto della platea che rappresentiamo. L’idea che ci è venuta è di preparare con la Regione Toscana, un protocollo di osservatorio sul mondo dello spettacolo, per cercare di mappare e di capire bene il contesto e di conseguenza trovare politiche mirate che come sindacati possiamo fare”.

Per Angelo Betti della Federazione informazione spettacolo e telecomunicazioni della CISL è necessario trovare un’alternativa all’indennità di discontinuità “che non viene utilizzata dai lavoratori perché più penalizzante rispetto alla Naspi, l’indennità mensile di disoccupazione. Il problema è il calcolo del sistema a giornate, quando si sa che una produzione ha sempre una preparazione dai quindici ai trenta giorni. E quella dovrebbe essere la durata del contratto minimo. Andrebbe anche abbassato il numero minimo delle giornate annuali previsto dalla normativa”.

Massimiliano Bindocci dell’Unione italiana dei lavoratori della comunicazione della UIL ha sottolineato che “l’indennità di discontinuità non serve a molto, perché parte dal concetto sbagliato di creare un ulteriore ammortizzatore sociale. Serve un’indennità diversa che vada oltre il concetto di ore lavorate e servono risorse, la politica italiana deve decidere di investire nell’arte e nello spettacolo. La forma è sbagliata, ma anche le risorse che ci si mettono sono insufficienti. Quello francese è il modello da seguire, mentre in Italia si è fatta un’elemosina che riguarda il 20% di chi lavora nello spettacolo. Con una media di mille cinquecento euro all’anno”.

Dalla direzione regionale dell’Inps è arrivato un prezioso contributo di analisi sulla normativa che regola l’indennità di discontinuità.

Molti sono lavoratori autonomi e le prestazioni parcellizzate e discontinue.

Per loro non è prevista una forma di disoccupazione o cassa integrazione e questo è emerso in modo drammatico durante la pandemia.

Per i primi dati certi sull’indennità di discontinuità bisognerà aspettare almeno il 30 settembre quando l’Inps finirà di valutare i requisiti delle domande presentate entro il 30 marzo.

Una criticità che si potrebbe superare facendo un’autocertificazione sul reddito che non deve superare i 25mila euro. Da superare anche il limite del numero minimo di giornate lavorative richieste ogni anno che ora è di sessanta.

Criticità che l’Inps si augura possano essere rimodulate. Dalla direzione regionale dell’Inps è arrivata anche la notizia che presto ripartiranno i corpi ispettivi e questo porterà a un maggior monitoraggio e controllo.

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